banner-voc-dem

Il progetto Vocabolario della Democrazia – IV edizione (2014-2015)

Il progetto Vocabolario della Democrazia – IV edizione (2014-2015)

PRESENTAZIONE

Il progetto Vocabolario della Democrazia nasce come attività dell’Associazione di cultura politica Città Costituzione, presieduta da Valerio Onida (Professore emerito di diritto costituzionale e Presidente emerito della Corte costituzionale), che promuove la riflessione e il confronto su temi politico-culturali nella cornice del Patto costituzionale, con particolare attenzione alle questioni di maggiore rilievo per la città e l’area metropolitana di Milano.
Al fine di suscitare interesse e responsabilità nelle giovani generazioni per le scelte politiche che definiscono la qualità della vita pubblica, Città Costituzione propone alle scuole un percorso, destinato agli studenti del III-V anno, che prende avvio dalle parole-chiave della Democrazia per approfondire criticamente, sotto il profilo giuridico, ma anche storico e filosofico, concetti del pensiero costituzionalistico e meglio comprendere l’agire delle Istituzioni.
Le parole non sono “solo parole”, ma traducono e conducono il pensiero e l’azione: conoscerle e appropriarsene costituisce la prima difesa contro l’impoverimento della pratica democratica, che nell’era della comunicazione non di rado si realizza mediante la manipolazione e la semplificazione del linguaggio.
Il progetto “Vocabolario della Democrazia” propone quindi di approfondire il significato di “parole-chiave”, capaci di nutrire concetti ed istituti che costituiscono il fondamento della vita costituzionale del nostro Paese ma anche idee-forza, e processi volti a tradurre nella realtà concreta, incarnandoli, i valori essenziali che fondano la convivenza civile.
Nelle scorse edizioni del progetto si sono approfonditi i concetti di Legge, Maggioranza/Minoranze, Laicità, Rappresentanza, Popolo e Solidarietà.
La supervisione del Progetto è affidata al Presidente e al Segretario generale dell’Associazione; il coordinamento nelle diverse scuole per la definizione in concreto dei contenuti, delle modalità e dei tempi di intervento è curato da Davide Zanoni (studente universitario al III anno del corso di laurea in giurisprudenza).
Il percorso richiede un impegno complessivo minimo di 8 ore (al mattino o al pomeriggio), così articolate: un incontro introduttivo comune a tutte le scuole che aderiranno all’iniziativa cui partecipa il Presidente dell’Associazione; due lezioni frontali (e successiva discussione) tenute da uno studioso di diritto costituzionale (dottorando di ricerca, ricercatore universitario o avvocato) in collaborazione con uno studente universitario; un incontro di restituzione nel corso del quale i partecipanti potranno presentare un loro elaborato scritto o una proposta.
Agli studenti sarà richiesta una collaborazione attiva nella ricerca dei diversi significati, dei contenuti delle parole-chiave selezionate, attraverso l’esame di provvedimenti giudiziari o amministrativi, di leggi o altri atti istituzionali, di dichiarazioni di politici.
In vista delle discussioni e dell’elaborazione del contributo scritto finale sarà fornita una bibliografia essenziale di riferimento.
Di anno in anno il Consiglio direttivo dell’Associazione si riserva di bandire uno o più premi per i contributi migliori.

PROPOSTA A.S. 2014-2015

Parola chiave: SOSTENIBILITÀ
Declinazione: la cura dei beni comuni fra politica e diritti fondamentali per una democrazia sostenibile

La questione della cura dei beni comuni e della gestione dei servizi pubblici che li distribuiscono alla collettività sta assumendo un ruolo centrale nel dibattito pubblico, politico e scientifico quale snodo cruciale da cui passa il tema della sostenibilità della nostra democrazia.
I beni comuni sono infatti quei beni naturali ma anche sociali (si pensi all’acqua, all’aria, al cibo, alle fonti di energia, ma anche alla sanità e all’istruzione) fondamentali alla sopravvivenza e alla vita dignitosa della persona umana, ragion per cui deve esserne garantito l’accesso a tutti e la conservazione quantitativa e qualitativa per le generazioni future.
Tuttavia, da un lato, lo sfruttamento selvaggio e senza regole dei beni comuni li ha resi risorse scarse e a rischio di esaurimento; dall’altro lato, le politiche neoliberiste condotte negli ultimi decenni a livello nazionale, internazionale e sovranazionale, volte alla privatizzazione e liberalizzazione dei servizi pubblici, hanno dato origine ad allarmanti fenomeni di esclusione delle fasce sociali più deboli dall’accesso a beni fondamentali per la vita (si pensi ai casi di interruzione della fornitura del servizio idrico per morosità nel pagamento delle bollette) con una conseguente accentuazione di quelle diseguaglianze sostanziali delle quali l’art. 3, secondo comma, della nostra Costituzione chiede l’eliminazione.
Ciò ha determinato, inoltre, un progressivo spostamento del potere decisionale nella gestione dei beni comuni dal circuito della rappresentanza democratica statuale ai grandi centri di potere economico privato ultrastatuali, con grave lesione del principio democratico di cui all’art. 1 della Costituzione.
Risulta pertanto urgente riflettere sull’esigenza di riportare tali decisioni in capo alle istituzioni democraticamente elette che dovrebbero essere le più autentiche rappresentanti dell’interesse generale, del bene comune. Tuttavia, la globalizzazione, l’attuale crisi della democrazia, la sfiducia nella politica e nelle istituzioni, gli stringenti vincoli economici e finanziari etero-imposti agli Stati, nonché le prove di inefficienza e corruzione date dal modello di gestione pubblica dei beni comuni pongono seri interrogativi sulla capacità del circuito democratico-rappresentativo di svolgere ancora il suo compito e sulla capacità della stessa dimensione nazionale ed europea di far fronte alla forza bruta di un potere economico che sfugge completamente al controllo dello Stato democratico.
La soluzione al dramma dei beni comuni non può allora fare a meno di passare per il diritto e la legalità. In particolare, oltre che da una scelta oculata del metodo di gestione del servizio, essa potrebbe passare dal riconoscimento in capo agli individui di diritti fondamentali che abbiano ad oggetto l’accesso ai beni fondamentali.
Sul punto, è vivace a livello nazionale, internazionale e sovranazionale il dibattito relativo alla configurabilità di un diritto all’acqua e al cibo. Interessante sarà la ricognizione dei numerosi documenti e materiali prodotti da questo dibattito che contengono la rivendicazioni di tali diritti sul piano politico-istituzionale. Più problematica e tutta da costruire sarà invece la configurabilità sul piano tecnico-giuridico di un vero e proprio diritto all’acqua e al cibo, che vincoli lo Stato alla sua attuazione attraverso la configurazione di obblighi di prestazione a carico di quest’ultimo e che consenta al singolo, titolare del diritto, di chiederne la tutela dinanzi ad un giudice, eventualmente riconducendolo nell’ambito del diritto, costituzionalmente garantito, alla salute (art. 32 Cost.).

Per questa edizione del Progetto l’Associazione sta definendo modalità di collaborazione con EXPO 2015.

COME ADERIRE
Scrivere a vocdemocrazia@cittacostituzione.org specificando il docente di riferimento, la scuola di provenienza e il numero di studenti della classe o del gruppo classi.